Il destino del codice a barre
Dal primo gennaio 2010 cambierà il codice a barre dei prodotti, e le aziende dovranno adeguarsi alle nuove norme nel confezionamento. Inventato nel 1948 negli Stati Uniti per classificare univocamente gli oggetti utilizzando il codice Morse, nelle sue forme più rudimentali era stampato dapprima in verticale, poi secondo una serie di cerchi concentrici spesso di imprecisa decifrazione.Passarono diversi anni prima che lo sviluppo della tecnologia laser, l’invenzione dei circuiti integrati e la messa a punto del codice Upc permettessero di costruire lettori in grado di decifrare le barre in maniera unica e attendibile. L’attuale codice a barre è nato nel 1974, e chiuderà i battenti tra pochi mesi. Ha permesso negli anni una rapida e precisa circolazione dei prodotti e delle informazioni ad essi relative, poiché poteva essere stampato su ogni tipo di materiale, senza la possibilità di successive modifiche o manipolazioni.
Di nuovo, il futuro codice a barre avrà il vantaggio di contenere una maggiore quantità di informazioni sul prodotto, e quindi maggiori garanzie per i consumatori e sicurezza nei trasporti delle merci. Sarà in grado di indicare data di scadenza, peso e numero di lotto, informazioni aggiuntive utili alla gestione della tracciabilità e alla rotazione degli stock sugli scaffali del punto di vendita. Inoltre, il nuovo formato, più piccolo, potrà adattarsi ad articoli di dimensioni ridotte o con forme irregolari.
Come termine di riferimento è stato definito il 2010 per dar modo alle aziende di adeguare al nuovo standard i sistemi di scanning e di data collection, anzitutto nell’identificazione di prodotti freschi, alimenti a peso variabile e farmaci da banco per i supermercati. Tutte le aziende della distribuzione associate a GS1(l’organizzazione internazionale che coordina la diffusione e la corretta implementazione in oltre 100 Paesi dell’omonimo standard, in passato denominato Ean/Ucc) dovranno essere in grado di leggere il Gtin contenuto in un codice a barre GS1 DataBar. Le aziende produttrici di preconfezionati a peso costante potranno, invece, decidere se proseguire con l’attuale sistema qualora non ritengano di dover fornire tramite barcode informazioni aggiuntive, o di passare al GS1 DataBar in occasione di una già prevista modifica grafica.
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